Padre Marian

 

STORIA DI PADRE MARIAN ZELAZECK

 

Padre Marian nacque in Polonia il 30 gennaio 1918 ed entrò nell’ordine missionario del Verbo Divino a Roma il 18 settembre 1948. Per suo desiderio chiese di essere mandato in India a Sambalpur nello stato dell’Orissa, dove arrivò nel marzo del 1950.

 

I suoi studi di teologia nel seminario polacco furono interrotti dalla II guerra mondiale e fu imprigionato dai nazisti nel campo di concentramento di Dachau in Germania, dove rimase dal 1940 al 1945. Fu testimone dell’olocausto dove perirono anche i suoi compagni di fame e di torture. Allora fece un voto: se fosse riuscito a sopravvivere al campo di concentramento, avrebbe fatto qualunque cosa per rendere questo mondo un posto migliore, dove nessuno dovesse morire di fame o di stenti, privato della sua dignità umana. Miracolosamente sopravvisse al campo della morte nazista. Quando fu liberato il 29 aprile 1945, non provava nessuna amarezza, ma sentiva una fede ancora più vigorosa in Dio e nell’essere umano.

Padre Mariano lavorò nell’Orissa per 56 lunghi anni. I primi 25 anni nella Missione di Sambalpur e a Rourkela, poi per 31 anni nella città santa di Puri.

Nella missione di Sambalpur lavorò tra la popolazione tribale ed indigena, cercando di aiutarli dando loro la possibilità di avere un’istruzione. A Puri e nei suoi dintorni lavorò per ridare dignità ai lebbrosi, ai diseredati, ai poveri e agli abbandonati.

Quando passò a miglior vita il 30 aprile 2006, esalò il suo ultimo respiro tra le braccia dei suoi amici lebbrosi come aveva sempre desiderato. Uno degli abitanti della colonia dei lebbrosi esclamò: “Questo è stato un grande uomo e un santo, un vero Uomo di Dio, che con la sua presenza a Puri ha reso questa città sacra a Lord Jagannath ancora più santa e un posto migliore per tutti dove poter vivere”.

“Non è difficile essere buoni” asseriva spesso Padre Mariano” se uno veramente lo vuole”.

 

 

Testimonianze.

 

Mi è stato chiesto di rispondere ad alcune domande sul segno che ha lasciato sulla mia vita l’aver conosciuto Padre Mariano.

Questo poiché recentemente, il figlio di 2 anni di una famiglia polacca, amica di Padre Mariano, è stato guarito improvvisamente da un tumore al fegato. I medici non sono in grado di dare una spiegazione scientifica a questa guarigione improvvisa, affermando che solo un evento straordinario possa averla provocata.

Un’altra donna, madre di un’amica che ha girato diversi filmati a suo tempo a Puri, è stata anche lei guarita inspiegabilmente da un caso di cancro in stato avanzato.

Dopo questi 2 eventi, il Vescovo di Bhubaneshwar ha deciso di iniziare il processo di beatificazione di Padre Mariano.

Per questo motivo si stanno raccogliendo testimonianze dirette tra tutte le persone che lo hanno conosciuto direttamente

1. Quando hai conosciuto Padre Mariano Zelazek?

2. In quale occasione hai conosciuto Padre Mariano per la prima volta e quale fu la tua impressione?

La prima volta che incontrai Padre Mariano Zelazek fu nell’inverno 1986, quando per la prima volta visitai l’India e Puri. Fui presentato al Padre da una suora italiana che lavorava con lui alla Colonia dei Lebbrosi. Madre Eugenia faceva parte della Congregazione delle “Sisters of Charity”, conosciute in Italia con il nome di Suore di Maria Bambina, con sede a Milano.

Dopo aver viaggiato per molti mesi, fu molto simpatico parlare nuovamente in italiano, anche se all’inizio non trovavo automaticamente alcune parole e dovevo pensarci un attimo prima di trovare quella giusta. Mi sentii subito a mio agio con la suora quasi novantenne che mi ricordava un’altra suor Eugenia che incontrai spesso a Roma. Curiosamente entrambe lavoravano con i lebbrosi, una in India e l’altra in Africa.

Un pomeriggio lei m’invitò a visitare la Colonia dei Lebbrosi assieme alle altre suore. Esse servivano al dispensario, distribuendo i medicinali, mentre il dottore visitava i pazienti all’ospedale.

Anche Padre Mariano era lì e si prendeva cura dei lebbrosi come un padre con i suoi figli. Assieme al medico cercava sempre la miglior soluzione ai tanti problemi dei suoi malati. Li consolava e consigliava, mostrando sempre un’attitudine positiva anche nei casi peggiori.

Suor Eugenia mi presentò al Padre ed immediatamente, sapendo che venivo dall’Italia, mi si rivolse in un italiano perfetto. Più tardi scoprii che il Padre parlava perfettamente anche il tedesco, lo spagnolo e molte altre lingue indiane.

3. Molte persone l hanno chiamato “Bapa” quando aiutava pieno di compassione i più bisognosi, i poveri ed i lebbrosi di Puri. Ha lasciato un segno in te il sevizio che egli rendeva ai più poveri?

Quando il medico finì di visitare tutti i pazienti, Padre Mariano si prese del tempo per farmi conoscere la realtà di tutta la Colonia che egli aveva iniziato a costruire alcuni anni prima. All’inizio fui un po’ inquieto nel trovarmi in mezzo a tanti lebbrosi, ma il Padre rese tutto molto naturale, spiegandomi come la lebbra poteva essere curata prendendo i medicinali prescritti dal medico e che in tal modo anche l’eventuale pericolo di contagio veniva scongiurato completamente.

In Occidente al solo nominare la parola “lebbra”, sorge in ognuno una sensazione ancestrale di paura e come vidi spesso, per molti è anche difficile controllare questi forti sentimenti. Comunque la mia mente inconscia sotto sotto dubitava ed il vedere le ferite aperte, le parti mancanti degli arti, le dita monche, i volti straziati e l’odore molto forte che gravava nell’ospedale fu decisamente shoccante per un neofito come me. Ma allo stesso tempo, percependo la tranquillità e il profondo amore del Missionario, lentamente mi rasserenai e dopo un po’ mi sentii completamente a mio agio.

Quando Padre Mariano mi introdusse nel suo mondo, capii quanto amore stava dando loro. Ricordo ancora i loro volti così felici mentre stringevo loro la mano. In tutto il mondo il lebbroso viene considerato letteralmente un “intoccabile”. Ecco dunque che afferrando le loro mani, alcune completamente prive di dita, e guardandoli profondamente negli occhi, potevo scorgere quale impatto quel semplice gesto avesse nei loro sentimenti. Il solo toccare la mano dell’intoccabile, condividere il proprio amore, in quei pochi secondi, creava un lampo di luce nei loro occhi e a volte anche delle timide lacrime. Solo un breve “tocco”, il contatto di un attimo poteva riempire i loro cuori, ma soprattutto anche i nostri cuori. Era come due cuori che si fondevano in un solo Amore.

In seguito udii come il Padre esprimeva quel sentimento: ”Fame d’Amore”. Se puoi sfamare gli affamati, non significa necessariamente che essi non possano morire per fame d’amore. In quel momento, con quel contatto accade qualcosa che ti tocca veramente. Vorrei dire: che ti tocca per sempre.

Seguendo Padre Mariano potei vedere tutte le stanzette dove vivevano i lebbrosi. Avevano tutti famiglia, con figli, erano tutti bambini sani che andavano a scuola, nella Beatrix School che Padre Mariano aveva costruito solo per loro. Infatti, anche se i bambini erano tutti sani, non potevano, e non possono ancora oggi, frequentare una scuola normale, a causa del sistema delle caste. Solo in questo modo potevano ricevere un’istruzione e di conseguenza, in futuro, trovare un lavoro e naturalmente, formarsi una famiglia loro.

4. Racconta le tue sensazioni quando successivamente hai incontrato ancora Padre Mariano.

Successivamente. visitando il Padre tutti gli anni, compresi che il suo progetto di dar loro un’educazione era la vera e unica chiave per redimerli completamente, trasformare la loro vita, cessare il dolore costante, anche morale che tutte le societa` in tutti i paesi del mondo infliggevano loro da decine di secoli.

I lebbrosi di Padre Mariano non vivevano più ai bordi delle strade, ora avevano un loro rifugio, veri mattoni ed un semplice tetto di paglia. Erano mattoni che Padre Marino insegnò loro a prepararseli da sé stessi. Ora avevano acqua corrente per lavarsi. Avevano una cucina che serviva riso e dahl, chapatti e verdure:“Cucina della Misericordia”. C’era latte fresco ogni mattina per tutti i bambini, c’erano uova fresche che venivano venduti anche agli alberghi della zona. Il giardino forniva diversi tipi di vegetali e cocchi freschi da vendere e cucinare. Le fibre delle piante venivano usate per intrecciare corde e tappeti che venivano anch’essi venduti. C’era anche chi preparava le calzature speciali per i loro piedi piagati.

Padre Mariano aveva iniziato qualcosa di inimmaginabile, per migliaia di abbandonati e reietti, anime rifiutate dalla società e catalogate come fuori-casta. Egli diede loro una casa, non solo un rifugio, ma un luogo dove amare ed essere amati. Un luogo dove poter riscattare il loro diritto ad essere considerati veri esseri umani. E non solo uno scarto da eliminare. Un luogo dove non essere solo Figli di Dio, ma anche cittadini con le loro famiglie e con i loro figli. Un luogo dove le loro speranze si potevano realizzare.

5. Che cosa ti viene in mente se pensi a Padre Mariano?

Molte volte ho pensato a Padre Mariano prigioniero in un campo di concentramento nazista, assieme a migliaia di prigionieri condannati alla fame, alla tortura e alla morte. Ho pensato alle tremende e terribili situazioni da lui vissute, sopravvivendo momento per momento all’orribile crudeltà che lo circondava. Ho sempre pensato a lui come ad un fabbro che batte il ferro e lo trasforma in un gioiello prezioso: la usa fede profonda. Infatti la sua fede è stata martellata e scaldata a temperature inimmaginabili, fino alla fusione nel crogiolo della fiamma della disperazione, dolore ed agonia. Se potessi pensare l’inferno, me lo immaginerei proprio così. E in questo inferno la sua fede fu messa alla prova quotidianamente fino al più incredibile livello di sopportazione.

Ogni essere umano che riuscirebbe a sopravvivere ad una tale esperienza, eviterebbe qualunque ricordo di quell’evento. Per tutta la sua vita. Ma non padre Mariano. Dopo tanti anni egli era ancora là, in mezzo alla disperazione ed al dolore più profondo, ancora in mezzo ai prigionieri della peggior malattia: la lebbra.

6. Molti considerano Padre Mariano un Uomo di Dio. Che cosa ne pensi? E perché`?

Sicuramente non ho mai incontrato un uomo con una fede più contagiosa, una fede luminosa. Una fede che poteva essere forgiata e rafforzata solo dalla presenza viva di Dio. Ecco perché non ho mai dubitato nel percepire Padre Mariano come un vero Uomo di Dio.

7. Che cosa ti attraeva soprattutto in Padre Mariano?

Non posso dire di aver compreso tutto ciò dl primo momento che lo incontrai, ma il seme di una relazione indimenticabile fu piantato, un’amicizia che durò fino alla sua dipartita, 20 anni dopo.

Durante la mia prima visita a Puri, lo incontrai molte volte e prima di partire mi diede 7 foto di bambini della scuola dicendo: “Questi non sono solamente dei bambini poveri che non possono andare a scuola, ma sono figli e figlie di famiglie lebbrose. Anche se potessero pagare per andare a scuola, essi non verrebbero mai accettati tra gli altri studenti. Capisci la differenza? ”

Sinceramente fui molto toccato, perché con poche parole aveva espresso perfettamente il dramma di essere un lebbroso: un essere umano senza futuro, anche se ci fosse stata la possibilità, non c’era la libertà di realizzarla. I bambini erano sani, comunque avevano il marchio dell’intoccabilità. Anche se ne avevano le capacità, comunque venivano rifiutati. Erano tutti prigionieri e anche i loro figli erano prigionieri come Padre Mariano e i suoi amici a Dachau.

Quando ritornai in Italia, non avevo alcuna idea di come iniziare a raccogliere le sponsorizzazioni per quei bambini. Così me ne dimenticai. Ma in qualche modo, parlando a degli amici del mio viaggio in India, senza chiedere nulla, mi chiesero di fargli vedere quelle foto. Non pensavo potesse accadere, però in poco tempo trovai 7 sponsor – o piuttosto loro trovarono me – 7 amici iniziarono ad aiutare quei bambini.

8. Ti è stato d’aiuto in qualche modo conoscere Padre Mariano, per realizzare un cambiamento e trasformare anche la tua vita personale?

Come dissi, non avevo alcun piano per iniziare un’organizzazione per aiutare i bambini di Puri, ma in realtà tutto accadde senza che io me ne rendessi veramente conto.

Dopo una seconda visita l’anno seguente, altri amici si unirono a me nel viaggio a Puri. E così molte persone nuove vennero in contatto con la Colonia dei Lebbrosi e posso dire, venimmo trasformati dal conoscere quell’Uomo di Dio.

Allora ero un musicista, ma dopo il mio primo viaggio in india, non riuscivo più a cantare e a suonare musica che non fosse spirituale e devozionale.

Questo fu naturalmente un grande cambiamento nella mia vita e sinceramente non fu facile all’inizio, poiché in pochi capivano cosa stava succedendo nella mia vita. Persi così di vista molti dei cosiddetti amici e molti nuovi amici spirituali vennero attratti dalle mie nuove scelte e decisioni.

Un amico, che allora lavorava per la televisione italiana, fece un simpatico video e prese molte foto dei bambini. Così all’inizio di ogni serata di canti devozionali, facevamo vedere le immagini parlavamo dei bambini di Puri. Unendo la musica e le immagini, improvvisamente in molti espressero il desiderio di aiutare quest’opera e di conseguenza la scuola dei bambini di Padre Mariano.

Dopo qualche tempo, un altro amico musicista si offrì per aiutare a mettere insieme un’organizzazione no-profit, affinché` le cose diventassero più ufficiali. Lentamente dall’inizio il numero dei bambini passò da 7 ai più di 1.200 bambini sponsorizzati ora. Per me è sempre sembrato un miracolo, perché` nessuno aveva particolari conoscenze o capacità, eppure il numero dei bambini aumentava sempre più` senza sforzi.

Cantavo per Dio ed allo stesso tempo condividevo informazioni sulla vita di quei bambini. Lode e servizio, era questa la mia meta. In seguito in molti mi dissero che avevo il miglior tipo di vita si potesse immaginare. E condivido, sicuramente non potrei sognare una vita migliore per me.

9. Quale pensi siano i contributi di Padre Mariano all’armonia religiosa a Puri?

10. Come contribuì Padre Mariano a costruire relazioni positive con le persone di altre fedi?

Dopo tanti anni e decine di viaggi in India, mi sento veramente a casa quando sono lì. Prima di andare in India non sentivo una particolare inclinazione religiosa, ma decisamente la mia fede crebbe e si sviluppò proprio in India, dando un indirizzo completamente nuovo a tutta la mia vita e la mia concezione della vita stessa. Devo dire che anche se ero stato battezzato, divenni consapevolmente cristiano solo dopo il primo viaggio che feci in India. E sicuramente Padre Mariano fu parte determinante di questo mio processo interiore.

Ero cresciuto in una famiglia dove mia madre era cattolica e mio padre luterano protestante. Noi si andava indifferentemente in entrambe le chiese. In questo modo era molto naturale per me non vedere differenza alcuna tra i diversi credi. Lo stesso mi accadde quando viaggiai in India. Lì fui toccato profondamente dall’osservare in quanti modi diversi si poteva manifestare la propria fede. Infatti pensai: Dio dev’essere veramente infinito, se riesce ad esprimersi in tanti modi diversi.

La capacità di relazionarsi con tante persone diverse e credi diversi era una caratteristica che amavo molto in Padre Mariano. Egli infatti vedeva Dio in ogni persona che incontrasse, fosse questo un Brahmino, un devoto di Krishna, un mussulmano, un Buddhista o l’ultimo dei paria intoccabili come un lebbroso. Il suo atteggiamento era un magnifico esempio per la mia crescita interiore. Tutte le religioni affermano l’unità delle fedi religiose, ma vedete, il Padre rendeva tutto ciò veramente reale, vibrante con il suo modo naturale di essere.

Per me egli era come uno specchio dove potevo questi insegnamenti diventare realtà: il messaggio come essere noi stessi veri figli di Dio o come nell’insegnamento di Gesù: siate perfetti come lo è il Padre vostro nei Cieli. Per me Padre Mariano personificava veramente il Vangelo.

11. Ti hanno toccato i servizi resi da Padre Mariano nelle tue relazioni con altre persone e nella responsabilità verso altre persone, specialmente verso coloro che hanno minori possibilità`?

Lo visitai ancora nel gennaio 2006 e fu il nostro ultimo incontro. Egli dolcemente insistette affinché io andassi a visitare il famoso Santuario della Madonna Nera di Czestochowa in Polonia. Voleva che incontrassi suo fratello e che facessimo il pellegrinaggio assieme. Fece alcune telefonate e riuscì ad organizzare il viaggio con tutti i dettagli.

Ero alquanto sorpreso, ma ero molto felice di andarci, poiché non avevo mai visitato prima la Polonia. Così alla fine di aprile, dopo gli incontri che avevo a Vienna, raggiunsi Czestochowa la sera del 29 aprile. Padre Mariano aveva organizzato molto precisamente anche il viaggio di suo fratello assieme ad un sacerdote, Frate Pietro, che l’accompagnò al nostro appuntamento. Ci incontrammo davanti al Santuario e fui molto colpito. Tutti eravamo stanchi del viaggio, così decidemmo di ritirarci, di riposare nelle stanze del convento e d’incontrarci per la Messa nel Santuario la mattina successiva.

La mattina dopo era di domenica, il 30 di aprile, e visitammo il Santuario partecipando alla Messa. Quando uscimmo, bevemmo assieme un caffè e fu allora che Frate Pietro ricevette un’improvvisa telefonata.

La sua espressione cambiò repentinamente e divenne molto triste. Noi no riuscivamo a comprendere, ma dopo alcuni minuti ci comunicò che Padre Mariano aveva lasciato il corpo a Puri. Trasecolammo letteralmente.

Un profondo silenzio improvvisamente ci abbracciò immergendoci nel dolore e nella tristezza per la notizia che nessuno si aspettava, Ebbi immediatamente la sensazione che Padre Mariano in realtà avesse sempre saputo del suo transito e che in qualche modo avesse preparato le circostanze. Intuitivamente tutto mi divenne chiaro, capii come avesse lasciato il corpo nello stesso momento mentre noi si partecipava alla Messa nel suo amato Santuario. Ero certo della sua presenza lì con noi. E ciò che accadde poco dopo mi rivelò come in effetti era proprio così.

Dopo un lungo silenzio, con gli occhi velati, decidemmo di ritornare indietro e di ritornare nuovamente all’interno del Santuario. Era quasi mezzogiorno. Rimanemmo muti in piedi davanti alla sacra immagine della Madonna Nera. Allora tutte le campane iniziarono a suonare assieme unendosi al rullio dei tamburi ed al suono squillante delle trombe. Si venne a creare così un momento di grande e profonda solennità.

Fu come il rombo improvviso di un tuono. Non riuscii a trattenere le lacrime e nel mio cuore sentivo come in quel momento preciso Padre Mariano stesse oltrepassando il Portale del Cielo per incontrare l’amata Signora e tutti i Santi. Questo era il loro benvenuto al suo ingresso in Paradiso. E` difficile veramente spiegare cosa fosse successo, ma tutti comprendemmo, senza ombra di dubbio, che l’Uomo di Dio stava entrando nel Regno Divino.

Molti anni sono ora passati, ma la presenza di Padre Mariano sarà sempre con noi, ispirando la mia vita e quella di molte altre persone. So che la mia gratitudine per averlo conosciuto non sarà mai sufficiente. Grazie Signore.

Giorgio – Swami Nirvanananda

 

IL SOGNO DI PADRE MARIANO DIVENTA REALTA’

 

 

 

 

 

 

 

 

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